Free Bird, giornalismo e funivia.

Una cosa che non mi è mai piaciuta del “giornalismo”, ma che bene o male ci casco sempre, è andare a sviscerare gli elementi delle vittime di una tragedia, come ad esempio le persone che hanno perso la vita sulla funivia. Fanno leva sull’empatia e l’umanità delle persone, perché checché se ne creda, ce n’è ancora in giro.
I profili social di chi ha impostato l’account come libero di limitazioni, hanno dato la possibilità alle agenzie di andare a ricostruire la personalità del defunto, selezionando le foto più belle o particolarmente rilevanti delle persone.
Nel caso di vittime innocenti si scelgono le foto più belle e positive. Nel caso dei carnefici, si scelgono foto che possano avvalorare la tesi di colpevolezza degli individui. Ma questa volta si parla di una tragedia, che ha portato via con sé bambini e ragazzi della mia età. Una delle vittime, portava anche il mio cognome. E così sono caduto volontariamente nella trappola e mi sono ritrovato in uno dei profili di una delle vittime. E ho visto le ultime foto che aveva postato, album di normalità e semplicità, che come solo le foto sanno fare, congelano nel tempo e nello spazio attimi che ti illudi possano essere eterni. E viene spontaneo chiedersi come sia possibile che questa persona sconosciuta, e che sconosciuta rimarrà sempre, non aggiornerà mai più il suo profilo. Un profilo carico di positività come un oasi nel deserto.
E poi ti rendi conto che è capitato a lei, come sarebbe potuto tranquillamente capitare a te. Così cadi di nuovo trappola del gioco e vai a vedere il tuo di profilo, anch’esso libero. E ti chiedi, citando “Free Bird”, dei Lynyrd Skynyrd, ma se me ne andassi domani, ti ricorderesti/vi ricordereste di me? Un capolavoro del rock senza tempo, dedicata al chitarrista della The Allman Brothers Band,in seguito alla sua dipartita.
Per cui non ho un’opinione ben definita su questo metodo sistematico. Un modo per far conoscere le persone che se ne vanno, per acchiappare qualche clic, ma per lasciare un ricordo di chi se ne va, o incoraggiare la gente a fare donazioni ai rimasti, specie i più piccoli, come quel tristissimo episodio in cui due genitori mesi fa se ne sono andati in condizioni tragiche, lasciando loro malgrado sola una bambina piccolissima.
Se me ne andassi domani, i giornalisti parlerebbero di un amante dell’astronomia, della natura, dei colori della primavera, dei fiori, dei cani neri, della tecnologia.
Per cui continuerà a non piacermi, continuerò a farmi fottere dall’empatia e lascerò il profilo pubblico.
E se morissi domani, non dimenticate di far partire Free Bird.
Roberto Cosentino
Classe '87, fotografo e giornalista pubblicista, amante della tecnologia.