I dati sono tutto. Sono utilizzati per addestrare l’intelligenza artificiale; per verificare l’efficacia di un prodotto; per analizzare i trend di mercato; per trovare cure. Ma sono utilizzati anche per trovare obiettivi, monitorarli e, nel caso, eliminarli. Anche con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. E di dati si occupa Palantir Technologies, una società statunitense fondata nel 2003 da Peter Thiel, Alex Karp, Joe Lonsdale, Stephen Cohen e Nathan Gettings. Ed è al servizio dell’Amministrazione Trump.
Il nome è tutto un programma. Trae ispirazione da “Il Signore degli Anelli”, nel quale i palantiri erano pietre veggenti; così come queste, l’idea della compagnia è quella di individuare connessioni celate nei dati. E con queste connessioni, lo scopo è quello di supportare le agenzie governative a individuare nodi di interesse senza sostituire il giudizio umano. Di conseguenza, è il software che assiste nelle decisioni finali. Prima di leggere quanto segue, è bene avere a mente la funzione di Palantir: trova informazioni da terze parti per fornire il supporto agli agenti o ai soldati per compiere (o non compiere) una determinata azione. Per farlo ci sono vari strumenti, ognuno con uno scopo ben preciso, dalla difesa, all’immigrazione, e così via.
Il modello di business di Palantir prevede la vendita delle licenze software a prezzi elevati. Il cliente ha a disposizione un team di ingegneri sul campo in grado di lavorare gomito a gomito con il cliente, per garantire risultati operativi, ma anche critiche sui costi elevati e la scalabilità del modello.
Amnesty si lamenta di Palantir dal 2020
In tempi non sospetti, in coincidenza con il termine del primo mandato Trump, c’era già chi si preoccupava dell’operato di Palantir, tra cui Amnesty International. Nel documento del settembre 2020 “Failing to Do Right: The Urgent Need for Palantir to Respect Human Rights”, l’organizzazione spiega che, nonostante l’applicazione delle tecnologie Palantir in contesti sensibili, come crimini transnazionali, traffico esseri umani e terrorismo, vi sono preoccupazioni per l’utilizzo degli strumenti, che hanno portato a violazioni dei diritti umani, arresti di genitori e separazioni familiari. Niente di nuovo rispetto a quanto accaduto e quanto sta accadendo sei anni dopo. Amnesty ha sollevato il problema degli strumenti Palantir, sempre più integrati nel software Investigative Case Management, in FALCON, una piattaforma analitica usata dall’ICE; secondo Amnesty, il tutto rappresentava (e rappresenta tuttora) rischi per migranti, famiglie e richiedenti asilo. “L’accusa” è che Palantir non cerca(va) di eludere i rischi, critica alla quale la compagnia tecnologica ha risposto che i contratti con ICE sono delimitati nella divisione investigativa e non nell’unità di Enforcement and Removal Operations che si occupa di detenzioni e deportazioni. Amnesty definiva questa posizione insufficiente e contraddittoria rispetto ai dati pubblici sull’uso del software.
Palantir Gotham e Falcon
Gotham è uno dei prodotti di Palantir Technologies, e forse il nome, che richiama la fittizia cittadina del Cavaliere Oscuro, non è scelto a caso. Come non ricordare lo strumento di sorveglianza utilizzato da Batman nell’omonimo film di Christian Nolan e utilizzato da Lucius Fox (Morgan Freeman)? Nella realtà, lo strumento battezzato come la città dall’alta criminalità, è utilizzato da intelligence, polizia e difesa. Le sue funzioni consistono nel collegare più database, così da poter individuare eventuali rapporti tra persone, eventi e oggetti al fine di ricostruire scenari complessi da dati inizialmente frammentari.

Palantir ha in essere, dal 31 luglio 2025, un contratto Enterprise Agreement (EA) con l’Esercito degli Stati Uniti della validità di 10 anni. Oltre all’esercito Usa, anche il Dipartimento della Difesa può acquistare gli strumenti Palantir in questo periodo, con un budget massimo di 10 miliardi di dollari. Non si tratta del primo contratto, erano circa una settantina, prima di questo, quelli stipulati con Palantir; ora per una migliore gestione, rientra tutto sotto un accordo unico, in modo da poter implementare più rapidamente strumenti di integrazione dei dati e di intelligenza artificiale. Stando a Statista, è il 2018, sotto la prima Amministrazione Trump, che l’ICE ha concluso un accordo per il software Gotham di Palantir, al prezzo di 249.999,50 dollari. Ma in che cosa consiste, nella fattispecie?
Ad aiutarci nella comprensione del software, un documento accademico cinese del 2020 che viviseziona il software. Il documento che abbiamo individuato fa un’analisi approfondita di Palantir Gotham, ed è uno studio che trasuda ammirazione. Gotham non fa niente di diverso da quanto offerto da Palantir nei suoi servizi e cioè riunire dati enormi ed eterogenei, in un unico spazio coerente, così da renderli comprensibili e utilizzabili per decisioni concrete. Niente dati spiattellati su righe o colonne, ma una rappresentazione del mondo reale, come una heat map. Lo strumento viene definito dai cinesi come ontologia dinamica, un sistema che può essere modificato nel tempo e adattato all’organizzazione che usufruisce dei dati. Dati che possono attingere in modo rapido da fonti diverse, così da poter riflettere cambiamenti operativi senza partire da zero. Ma, come spiegato nel documento accademico, Gotham non conserva solo dati, ma veri e propri ragionamenti, che vengono tracciati, attribuiti loro una versione e ad un utente.In questo modo, l’attività analitica diventa conoscenza accumulata, riutilizzabile nel tempo e condivisibile in sicurezza.
Dal punto di vista tecnico, Gotham è una infrastruttura distribuita e scalabile, capace di gestire volumi enormi di dati, anche a livello di petabyte. Usa diversi motori specializzati: uno per i dati strutturati, uno per quelli non strutturati, uno per le query federate su sistemi esterni, uno in-memory per interazioni rapide su centinaia di milioni di oggetti. Tutto converge in un database centrale versionato che garantisce coerenza, tracciabilità e collaborazione. Gotham può essere usato via browser, ma anche su dispositivi mobili, consentendo a chi opera sul campo di caricare informazioni in tempo reale, condividere posizione, foto e video, e allo stesso tempo interrogare i dati centrali. Questo rende il sistema adatto a scenari dinamici come operazioni congiunte, emergenze e interventi sul territorio.La piattaforma è progettata fin dall’inizio per ambienti sensibili, dove è fondamentale sapere chi ha visto cosa, quando e con quali autorizzazioni. tutto il materiale racconta Palantir Gotham come un sistema operativo della conoscenza e della decisione, che trasforma dati frammentati in una rappresentazione coerente della realtà, conserva il ragionamento umano, integra analisi e operazioni e permette a grandi organizzazioni di vedere, capire e agire su sistemi complessi in modo rapido, tracciabile e coordinato.
E poi c’è Falcon, introdotto da Palantir come una versione personalizzata di Gotham, ed è stata sviluppata per la Homeland Security Investigations, una divisione dell’ICE.
ImmigrationOS
L’Immigration and Customs Enforcement del Dipartimento per la sicurezza interna usufruisce dei servizi di Palantir da più di un decennio; secondo i registri di Usa Spending, il primo contratto tra l’agenzia e la società, risalgono al 2011. Le cifre rispetto ad oggi erano molto più esigue. Il governo statunitense spese 58.122 dollari per server Dell, licenze, server cloud e formazione.
Ma solo nel 2025, in primavera, l’Office of Acquisition Management e la Information Technology Division, ha assegnato a Palantir Technologies un ordine di lavoro da 29,9 milioni di dollari per continuare a fornire supporto per l’Immigration Lifecycle Operating System, o ImmigrationOS. Si tratta di una piattaforma di sorveglianza subordinata agli ordini esecutivi presidenziali 14159 e 13773.
Triplice il suo scopo: semplificare l’identificazione e l’arresto di individui prioritari per l’espulsioni, tra cui “criminali violenti”, membri di gang e persone che hanno superato il periodo di validità del visto. Oltre a questo, si prefigge il compito di tracciare e segnalare con precisione le auto-esplusioni, con periodo quasi in tempo reale. Infine, lo strumento punta ad una logistica delle espulsioni più efficiente, così da migliorare il modo in cui le persone vengono identificate ed espulse dagli Stati Uniti. ImmigrationOS sfrutta le conoscenze provenienti da diversi database di più agenzie federali. Questo è quanto riporta il New York Times: l’Amministrazione Trump avrebbe infatti chiesto a Palantir di creare un database centralizzato in grado di consolidare i dati provenienti da tutte le agenzie federali. Critici e democratici hanno così posto una serie di domande alla compagnia, alle quali ha risposto che “il software di Palantir è progettato in ogni fase per sostenere, non compromettere, le tutele legali e normative, nonché l’etica e gli standard che aiutano le istituzioni a governare l’uso appropriato di tecnologie potenti”.
Lo strumento Elite
Secondo i critici e le organizzazioni no profit, Palantir disporrebbe di Elite (Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement), uno strumento per generare dossier individuali, attribuire un punteggio di affidabilità circa gli indirizzi e supportare la pianificazione delle operazioni, di detenzione ed espulsione. Un approccio che sarebbe in grado di tramutare dati amministrativi in strumenti operativi di sorveglianza e repressione, di certo non esente da errori, oppure discriminazioni e abusi. I primi a scoprire dell’esistenza di Elite, sono stati i giornalisti di 404media, che a gennaio 2026 hanno anche illustrato il relativo funzionamento.
Elite prevede una funzionalità che consiste nel popolare una mappa di obiettivi, o meglio, persone, da espellere. Nella mappa sono presenti i rispettivi dossier ed è anche possibile consultare quello che viene definito come un punteggio di affidabilità dell’indirizzo, basato sui dati provenienti dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS), oltre ad agenzie governative di varia natura.
Palantir non ha risposto ad una richiesta di commento, ha però pubblicato un post nel blog di risposta ad un’altra realtà, una no-profit, su cui torneremo poi, in cui parla proprio di Elite, e spiega che “viene utilizzato per l’applicazione prioritaria delle misure, al fine di individuare i probabili indirizzi di individui specifici, come quelli con ordini di espulsione definitivi o con accuse penali gravi”. Lo scopo? “Identificare la posizione di cittadini stranieri noti che soddisfano i criteri per l’espulsione, non per dare priorità a ‘luoghi in cui potrebbero essere presenti molte persone da trattenere’
La pubblicazione ha potuto mettere le mani sulla guida di Elite, un documento in cui viene spiegato che il software è stato progettato per migliorare le capacità di identificazione e definizione delle priorità di target di alto valore, attraverso analisi avanzate. Dalla documentazione analizzata emerge però un quadro più articolato, che va oltre la semplice localizzazione di singoli individui già identificati. La guida operativa di Palantir descrive infatti flussi di lavoro che consentono agli operatori di selezionare gruppi di persone direttamente da una visualizzazione geospaziale, applicando filtri che, in determinate circostanze operative, possono essere ridotti o rimossi. In questo contesto, come riportato da 404 Media, ELITE non si limita a supportare verifiche puntuali, ma può orientare la pianificazione delle attività sul territorio in base alla densità apparente dei target e all’affidabilità statistica degli indirizzi, introducendo una logica di ottimizzazione operativa. È proprio questo passaggio, secondo i critici, a rappresentare il nodo più problematico: il rischio che uno strumento nato per razionalizzare l’enforcement finisca per influenzare decisioni collettive su dove e come intervenire, con effetti che possono estendersi ben oltre i singoli casi individuali.
Non dello stesso avviso Palantir, che sul proprio blog afferma che la descrizione fornita dall’organizzazione no profit sia fuorviante. Secondo l’azienda, ELITE serve a dare priorità a casi individuali già noti, come persone con ordini di espulsione definitivi o accuse penali gravi, e non a individuare aree geografiche ad alta densità per operazioni indiscriminate. Il ruolo di Palantir, viene precisato, si limiterebbe all’integrazione di fonti di dati a cui l’ICE ha già legittimamente accesso, inclusi dati del Dipartimento per la Sicurezza Interna e informazioni condivise in modo limitato da altre agenzie federali. Anche il riferimento ai dati dell’HHS, inclusa Medicaid, viene ridimensionato: Palantir sostiene che non esiste alcun accesso illimitato, ma solo scambi circoscritti e autorizzati, soggetti alle stesse regole applicabili a qualunque altra agenzia federale.
La risposta alle accuse relative al presunto database
Ma questo presunto database, esiste o no? Per rispondere, è opportuno citare un documento del 20 marzo 2025 firmato dal presidente Donald Trump, dal titolo: “Fermare gli sprechi, le frodi e gli abusi eliminando i silos informativi”. Si tratta di un ordine esecutivo che è stato firmato con lo scopo di eliminare le barriere che impedivano l’accesso e alla condivisione di dati governativi non classificati, all’interno del governo federale. Ma i motivi sono diversi da quanto previsto dagli strumenti di Palantir. Le finalità erano ridurre duplicazioni burocratiche e inefficienze amministrative, nonché individuare sprechi, frodi e abusi, specialmente nei programmi finanziati con fondi pubblici. In sostanza, il governo federale, secondo l’ordine esecutivo, dovrebbe avere accesso illimitato ai dati completi di tutti i programmi statali che ricevono finanziamenti federali. Tra cui ovviamente anche l’ICE e i suoi strumenti. Non è certo una dichiarazione scritta dell’esistenza di un database, ma un “via libera” per poter utilizzare più dati da più fonti. Chi lo usa e come lo usa, non è dato sapere. Tuttavia, Palantir si è espressa in proposito.
Così come avvenuto nel 2025 per rispondere alle domande di chi sospetta di una condotta non proprio cristallina della società, alla fine di gennaio 2026 nel blog di Palantir ospitato su Medium, vengono chiariti alcuni degli aspetti più controversi, ovviamente nell’ottica dell’azienda stessa. Il post si riferisce al rapporto pubblicato il 15 gennaio 2026 da EFF (Electronic Frontier Foundation), una no-profit americana fondata nel 1990, ed è considerata un punto di riferimento per la tutela dei diritti civili in ambito digitale. Nel report la no-profit si scaglia contro Palantir poiché metterebbe a disposizione dell’ICE uno strumento alimentato dai dati di Medicaid. Secondo EFF la compagnia starebbe utilizzando i dati anche di origine sanitaria per utilizzarli per uno scopo diverso dal motivo per cui sono stati raccolti.
Palantir dal canto suo, nella propria risposta ha contestato il metodo e sottolinea di non essere stata contattata prima della pubblicazione del report. Secondo la compagnia il report contiene affermazioni già smentite, che riprendono l’inchiesta del NYT citata poco prima. L’azienda nega con forza di lavorare ad un “database master” federale. Secondo Palantir, la condivisione dei dati tra le agenzie avviene entro i limiti stabiliti da accordi e da accordi in seno alla normativa vigente, tra cui il Privacy Act.
Il post respinge inoltre le critiche più ampie sulla reputazione dell’azienda in materia di privacy e diritti umani, ricordando che i report di Privacy International, No Tech For Tyrants e Amnesty International del 2020 contengono allegati con le repliche ufficiali di Palantir, e che l’azienda adotta, a suo dire, un approccio rigoroso alla tutela dei diritti umani lungo tutto il ciclo di sviluppo e utilizzo dei prodotti. Palantir rivendica anche la presenza di registri di controllo dettagliati e immutabili nelle proprie piattaforme, pensati per rendere tracciabile ogni accesso e interazione con i dati, sostenendo che tali caratteristiche rendano i suoi sistemi strutturalmente inadatti ad abusi sistemici.
Nel confronto più generale sul tema dell’eliminazione dei “silos informativi” nel governo federale, Palantir riconosce l’esistenza di rischi teorici legati alla concentrazione dei dati, ma ribadisce di non essere coinvolta in progetti che possano minare le libertà civili. Anzi, l’azienda dichiara di sostenere riforme volte a rafforzare la protezione della privacy nei sistemi pubblici e di considerare tali principi come fondamento della propria attività. La conclusione del post insiste sulla necessità di un dibattito pubblico informato e in buona fede, respingendo l’idea che Palantir stia guidando un’operazione di sorveglianza di massa ai danni dei cittadini americani e ribadendo la volontà di continuare a collaborare con le istituzioni statunitensi nel rispetto delle leggi e dei valori democratici.
Il progetto Maven
Secondo quanto riportato da Investopedia, la NATO, ad aprile 2025, ha annunciato l’acquisto del sistema militare basato sull’AI di Palantir. Un investimento che ha fatto conseguentemente salire di valore le azioni dell’azienda. L’acquisto sarebbe stato delineato il precedente 25 marzo: “ha finalizzato l’acquisizione del Palantir Maven Smart System NATO (MSS NATO) per l’impiego nell’Allied Command Operations (ACO) della NATO, segnando un significativo passo avanti nella modernizzazione delle capacità di combattimento della NATO”. Non sono però noti i termini finanziari, ma “è stato uno dei più rapidi nella storia della NATO, richiedendo solo sei mesi dalla definizione dei requisiti all’acquisizione del sistema”.
Il Maven Smart System NATO (MSS NATO) si inserisce nella scia del più ampio Project Maven statunitense e nasce come piattaforma di supporto decisionale destinata al comando e controllo militare. Il sistema consente di integrare e correlare grandi volumi di dati eterogenei – immagini satellitari, flussi ISR, intelligence operativa e informazioni provenienti dai diversi Paesi membri – all’interno di un’unica infrastruttura interoperabile. L’intelligenza artificiale viene impiegata per individuare pattern rilevanti, ridurre il rumore informativo e accelerare i processi di analisi. Il modello prevede comunque che le decisioni restino in capo ai comandanti.
L’economia di Palantir
Secondo Statista, nel 2024 il fatturato globale ha sfiorato i 3 miliardi di dollari, più della metà (il 55%) proveniente da contratti governativi. L’aumento dei ricavi è stato del 28% su base annua a partire dal 2023 proprio da questo tipo di accordi, che già era aumentato del 29%, ma grazie agli accordi commerciali. Solo il 66% del fatturato (1,9 miliardi di dollari) proviene dagli Stati Uniti. Un aumento del 62% rispetto al 2023. Dietro agli Usa solo il Regno Unito, che sostiene le entrate di Palantir dell’11% nel 2024, pari a circa 305 milioni di dollari, euro più, euro meno. Secondo il New York Times, dall’insediamento di Donald Trump il governo statunitense ha versato nelle casse della compagnia 113 milioni di dollari in più, oltre a un contratto da 795 milioni di dollari assegnato nel maggio del 2025 dal Dipartimento della Difesa. Sempre secondo un articolo di Statista, l’esercito Usa ha assegnato, dal 2008, la cifra più alta tra tutte le subagenzie americane, per un totale di 730,3 milioni di dollari; seconda l’Aeronautica Militare degli Stati Uniti, staccata di 250 milioni di dollari. In 16 anni in totale sono più di 1,6 miliardi di dollari, la cifra più alta mai vista tra tutte le agenzie.

In un documento con la trascrizione di una sessione in cui Palantir, nella persona di Ana Soro, viene illustrato nel dettaglio il valore della propria piattaforma, che si basa sulla velocità e nella profondità di accesso ai dati. Secondo un cliente, i volumi e le correlazioni di dati rispettano tempi altrimenti impossibili. Non solo difesa, comunque: nella sessione vengono mostrate le capacità di Palantir, ad esempio nella sanità, che può portare al risparmio di centinaia di miliardi di dollari che possono essere impiegati in risorse finanziarie per ospedali e medici così da reinvestirle nelle cure dei pazienti, attraverso un software per migliorare rimborsi e ridurre sprechi, grazie alla partnership con R1 RCM. All’interno della call, si descrive come un’azienda che prospera nei periodi di crisi e instabilità, quando organizzazioni pubbliche e private cercano strumenti per adattarsi rapidamente. Palantir ha rivendicato l’aumento degli affari con gli Stati Uniti e il proprio Dipartimento della Difesa grazie ai contratti con Maven Smart System, utilizzato di già nelle forze armate e nei comandi combattenti e che è utilizzato anche dalla NATO che usufruisce di una soluzione di comando basata su AI nei 32 Paesi membri.

Palantir è così diventata la ventesima azienda statunitense più preziosa, con una capitalizzazione di mercato di 375 miliardi di dollari. Il suo valore è più che raddoppiato nel 2025. Un risultato che sottolinea la crescente domanda di soluzioni software legate alla difesa e ai big data.
La lettera dei senatori Usa
Di recente, giovedì 29 gennaio 2026, i senatori Warner e Kaine hanno indirizzato al Department of Homeland Security, all’attenzione di Cuffari, una lettera in cui è chiesto di avviare un audit sugli acquisti tech relativi all’immigrazione. Il motivo è che vi sia la possibilità che gli strumenti possano aggirare le tutele per la libertà dei civili, in contrasto con il Quinto Emendamento. La lettera è stata spedita in seguito all’omicidio di Alex Pretti e Renee Good. Secondo i senatori Mark Warner e Tim Kaine l’ICE sta usando tecnologie di sorveglianza e gestione dei dati nell’ambito dell’enforcement sull’immigrazione. In particolare è in corso una capacità di raccolta, integrazione e utilizzo di dati personali “estremamente invasiva” attraverso l’impiego di strumenti acquistati nel tempo che singolarmente sembrerebbero legali, ma che sono stati sottoposti dapprima a contratti separati e che hanno subito modifiche contrattuali. Secondo un documento, ICM ha subito sei modifiche richieste. Amalgamati insieme questi strumenti possono aggirare tutele costituzionali, quale il Quarto Emendamento, che stabilisce il principio secondo cui i cittadini non possono essere sorvegliati in modo arbitrario. Inoltre, i due senatori sottolineano che l’aumento della brutalità sul campo avvenga mentre cresce, senza adeguato controllo, l’uso di strumenti che selezionano, tracciano e prioritizzano le persone da colpire.
A preoccupare i due politici anche le richieste di informazioni di ICE a fornitori di Big Data e AdTech e alle proposte di regolamento per ampliare la raccolta di dati biometrici anche sui minori, senza contare le iniziative per il monitoraggio dei social media o l’utilizzo di tecnologie per il riconoscimento facciale, la lettura delle targhe o il tracciamento mobile. Ma a preoccupare di più è anche l’espansione del sistema Investigative Case Management previsto da ImmigrationOS. Il sistema copre l’intero ciclo di enforcement e cioè dall’identificazione alla rimozione. I senatori che hanno scritto la missiva, ritengono che la rete tecnologica consenta di sorvegliare, classificare e colpire persone senza una sufficiente trasparenza né garanzie.
Dalla lettera inviata, emerge una sfiducia nei confronti del DHS riguardo alla possibilità che vengano utilizzati questi sistemi in modo responsabile, specie negli ultimi tempi, in seguito ai casi di violazioni, disprezzo per i diritti civili e omicidi. La richiesta all’Inspector General è quello di aprire un audit tempestivo affinché vengano date risposte concrete sull’utilizzo dei dati personali, se servono a definire i target, chi può accedervi e come vengono gestiti errori biometrici. La domanda più inquietante è se esistono accordi con social network o data broker.
L’ICE, Palantir e i social media
Ad ottobre 2025, Wired pubblica un articolo in cui illustra una serie di documenti a cui ha avuto accesso e su cui sarebbe possibile leggere le intenzioni dell’ICE di aumentare la sorveglianza sui social media. L’intenzione di allora era assumere 30 persone per esaminare post, foto e messaggi, materiale utile poi per essere trasformato in informazioni per arresti e deportazioni. Nello specifico, le persone da ingaggiare avrebbero dovuto andare a caccia di informazioni su TikTok, Facebook, Instagram e YouTube, così da individuare nei post potenziali indizi per incursioni da parte dell’agenzia. Operazioni che sarebbero state condotte presso il National Criminal Analysis and Targeting Center di Williston nel Vermont; nel Pacific Enforcement Response Center di Santa Ana in California. Nel documento viene specificato che le informazioni raccolte saranno poi utilizzate per la pianificazione, affinare l’ambito del contratto, per la strategia di acquisizione e i criteri di valutazione.
L’obiettivo della ricerca, considerata all’epoca dall’ICE come una priorità nazionale di sicurezza pubblica, viene spiegata come utile per la rimozione di persone che sono irregolari negli Stati Uniti o comunque considerati una minaccia per la sicurezza, l’ordine pubblico o l’integrità del sistema migratorio. Ad ogni modo, l’ICE non si appoggia solamente a Palantir. Nel 2024 l’agenzia ha siglato con accordo da 2 milioni di dollari con Paragon, azienda israeliana di spyware che con Graphite mette nel mirino WhatsApp e Signal; un accordo congelato con un ordine esecutivo dall’Amministrazione Biden, ma che viene poi riattivato ad agosto 2025 da Donald Trump.
In definitiva, gli sforzi di Palantir per difendere la propria reputazione si scontrano con il contesto politico e operativo in cui i suoi strumenti vengono impiegati, a partire dalla condotta dell’ICE e dalle scelte dell’amministrazione Trump. Presi singolarmente, i software dell’azienda non configurano necessariamente le architetture distopiche denunciate da numerose organizzazioni per i diritti civili. A generare preoccupazione, però, non sono tanto gli strumenti in sé, quanto il modo in cui vengono utilizzati, le finalità che orientano il loro impiego e l’assenza di limiti chiari in un quadro di potere sempre più concentrato.